Considerazioni sul mondo “digitale” della musica…

di Giuseppe Labanca, in Comunità, web 2.0
14 ottobre 2009 – 02:57

” Nel corso del primo semestre del 2009 complessivamente la vendita di musica digitale in Italia ha segnato un tasso di incremento di assoluto valore (+36%), salendo a circa 10 milioni di euro. Il download da internet e’ cresciuto nei sei mesi del 21% e del 40% da mobile. Le vendite di album online sono cresciute del 31% contro il 21% dei singoli. Questi i dati diffusi dalla Fimi, la federazione Industria musicale italiana. Dati che sembrerebbero del tutto positivi, non fosse che, per contrasto, l’industria musicale tradizionale si trova invece a segnare il passo: il fatturato e’ tornato sui livelli del 1989 ” Fonte

Tutti gli analisti si aspettavano questi risultati. Oggi chi compra musica, lo fa online, dove riesce a trovare quasi tutti gli album con una qualità sonora paragonabile a quella del cd anche se compressa. Ma mi sorprendono le parole di Enzo Mazza, presidente della Fimi:

«A fronte di una crescita con notevoli cifre del digitale, si rimane ad un livello abbastanza contenuto in valore assoluto, la fase di calo dei valori tradizionali non ancora compensati dal notevole sviluppo del digitale. Teniamo conto che abbiamo a che fare con un Paese, l’Italia, dove e’ molto difficile fare business online, per tutta una serie di freni strutturali: scarsa diffusione della banda larga, limitata penetrazione dei personal computer, poca strategia istituzionale sul fronte dei contenuti, poca azione di sensibilizzazione sulle reti digitali E anche, aggiungiamo, poca propensione degli italiani a pagare qualcosa quando la si puo’ avere gratis»

Sono in disaccordo con lui su tutto, ad eccezione dell’ultimo punto che reputo un problema sociale che va oltre il web. Non è difficile fare business online, anzi, un prodotto come la musica che è immateriale si presta a tale attività e grazie al principio della coda lunga è quasi garantito il guadagno. L’utente riesce a trovare in uno store online anche musica che un tradizionale negozio non ha, per limitazioni fisiche ( in un negozio non possiamo mettere 600.000 album) o il negoziante ritiene che quella musica ha poco mercato.

Il problema non è l’Italia o la struttura. Il problema è che in Italia nessuno ci prova, nessuno fa promozione musicale sul web, non ci sono “store” adeguati ad eccezione di iTunes e pochi altri, non ci sono politiche di offerte che invogliano il compratore, non c’è nulla, nessuno fa nulla.


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